CARLO MALTESE FRA ANGOSCIA BAUDELAIRIANA E CREPUSCOLO URBANO

Francesco Gurrieri

Questo Artista, silenzioso e riservato, ha un suo perentorio e singolare percorso artistico, accompagnato da prestigiose argomentazioni critiche, quali quella di Lara Vinca Masini, Gastone Breddo e, recentemente, di Lino Centi (2002). E se la prima e più importante lettura datane dalla Masini resta fondamentale per aver colto nelle prime "ipotesi informali" di Maltese una prossimità col linguaggio del Nouveau – Réalisme, è altrettanto vero che, ad oggi, non si è ancora scavato nell'apparato radicale del divenire della sua poetica e della sua collocazione nel pensiero filosofico-esistenziale alla base: che è, appunto, ciò che ci proponiamo di delineare in questa nota. Ma andiamo agli anni '70, all'esordio, ai suoi primi interessi, fedeli al fatto che non c'è filologia e non c'è esercizio critico senza un principio e una fine (pur provvisoria). Edward Kienholz (1927 - 1994), come ebbe a indicare Lara Vinca Masini, fu l'oggetto della sua tesi. In quegli anni '70 Kienholz era uno dei protagonisti – in terra di Los Angeles – di un realismo che affondava nell'incubo ("surrealist tableaux using real furniture and figures, nightmarisch in effect...His work calls attention to social abuses and illusions through its shocking, sometimes inappropriately amusing impact", Yale Dictionary). Come vedremo, Maltese non lascerà inutilizzato questo grande stimolo e lo feconderà razionalizzandolo progressivamente nei contenuti e nella forma. Ma in che senso Maltese ha guardato, se pur senza imprigionarvisi, al Nouveau – Réalisme? Occorre andare a Pierre Restany, porte – parole e ideologo del movimento (il Manifesto del N.R. È del 1960), soprattutto quando ci dice che si tratta di un "nuovo approccio percettivo del reale" (nouvelle approche perceptive du réel). Non è un caso che lo stesso Restany soleva indicare "tre famiglie" del Nouveau Réalisme: la pittura monocroma di Yves Klein, gli affiches lacerati di Jean Tinguely. E' appena il caso di notare che, poco più tardi, Maltese lavorerà sull'assemblaggio di ruotismi e meccanismi vari, nonché sulle "Narrazioni interrotte" con gli slip femminili lacerati. Tutto si tiene, dunque, con quelle prime suggestioni, via via implementate dalla capacità di captazione e di drenaggio della sua sensibilità artistica. I "sacchi" del grande Burri entreranno assai presto, metamorfizzati, nel linguaggio maltesiano: il quale coglierà, direttamente o indirettamente anche le espressioni di Joseph Beuys (1921-1986), artista quest'ultimo, di sintesi della trasgressione da ogni ideologia e da ogni movimento, opzionando le sue inconfondibili installazioni (come fu a Kassel per Dokumenta 1964 e poi al Guggenheim Museum di New York). Così come Beuys è stato il tritacarne della società contemporanea, proponendo insiemi residuali quali metafore della società dei consumi, così, a suo modo, anche Maltese partecipa e ripropone questi suoi "quanti" di "realtà violenta", non gradevole, fatta di prevaricazione, di sangue, di violenza. Ma è proprio qui che si innestano, al fine, le considerazioni umane, psicologiche, esistenziali del nostro Artista: che mentre riassorbe alcune esperienze dell'adolescenza come, per esempio, il sesso consumati in angoli di periferia in prossimità di zone di accumulo di rifiuti, implementa con la distillazione delle letture il progressivo mutamento della sua poetica. E' qui che, infatti, interviene l'angoscia della vita (ancor prima che delle pagine) riconducibile a Baudelaire. La sessualità morbosa, il sadismo, la curiosità perversa della poetica baudelairiana migrano nell'immaginario di Maltese e prendono via via forma, nei pannelli a rilievo e nelle composizioni polimateriche che sembrano davvero alimentate da discariche che ogni grande città, pur negandole, ha ben presenti a caratterizzare la periferia. Ma non si tratta di "satanismo" o di "maledettismo", com'è nel coté letterario, ma piuttosto di un punto di approdo della sua ricerca che solleva la marginalità e l'insofferenza per la discarica urbana in "poetica dei rifiuti": qualcosa che, in non poche parti del mondo, soprattutto non lontano dalle favelas, ma non solo lì, è molto più in confidenza con l'umanità di quanto non si pensi. Ma forse è più utile affidarsi al frammento autobiografico piuttosto che tentare mediazioni: "Un giorno, ci dice il Maltese, mentre cercavo materiale per un quadro, scopro in un luogo appartato della mutande da donna strappate e le raccolgo. Mi domando se chi le indossava è stata o no vittima di una violenza. O forse sarà stato solo un gioco erotico? Da quel momento, siamo alla fine degli anni '80, qualcosa comincia a cambiare nella mia poetica: l'idea dello "strappo" e della "lacerazione" inzia a farsi strada nella mia mente. Non più rifiuti generici come materiale per i miei quadri, bensì lavori eseguiti esclusivamente con calze, reggiseni, slip, vestaglie...Il feticcio elevato ad opera d'arte? Forse, ma c'è di più. L'idea della violenza mi affascina. Dal 1990 inizio una serie di quadri in cui appaiono delle canne (probabili simboli fallici) e degli indumenti femminili più o meno lacerati. Alcuni lavori sono più astratti, come "Canas con Sangre", altri più narrativi come "Aprés l'Amour" che si propone di descrivere la caduta di interesse verso la persona amata dopo la fine di una storia. Negli assemblage "L'estate del '73" la presenza femminile è rappresentata dalle impronte dei piedi lasciate sulla sabbia. Mentre nella "Narrazione Interrotta" gli slip rossi lacerati in primo piano introducono al tema della violenza (poco importa se incidente stradale o stupro) vissuto come interruzione della vita della donna protagonista dell'assemblage". Ed ancora, forse per chiudere compiutamente il tema nel suo ormai evidente significato simbolico, ecco l'"Omaggio a Gustave Courbet, L'Origine del Mondo", ove lo slip rosso sangue su uno sfondo materico torna a metaforizzare la vita. Certo, si può obiettare che siamo sul filo del rasoio e che il "simbolismo", appunto, rischia lo sconfinamento verso un altrove che si allontana dall'arte: ma non è esattamente ciò che accadde a Baudelaire quando la sua poesia divenne allucinazione e dimensione vera, sacra, della sua esistenza? Henry Peyre disse di Baudelaire, come di un intellettuale che "aveva vissuto in uno strano continuo di tensione fra posizioni antagoniste"; e del resto Jean Paul Sartre, padre riconosciuto dell'esistenzialismo, non rimproverò a Baudelaire di "aver goduto della propria disgrazia, la propria maledizione, rifiutandosi di scegliere..."?. Maltese ha cercato, e forse ha trovato i suoi "Fleurs du Mal", i suoi paradisi artificiali, i suoi amori proibiti, ma anche la sua (illusoria?) speranza di un conforto dalla vita che ha disperatamente esplorato con lo scrutinio dell'arte. In un passaggio dei "Fleurs" baudelairiani (L'ennemi) si legge:

E chissà se i fiori nuovi che vagheggio

troveranno, in un suolo lambito come la riva di un fiume,

il mistico limo che li rinvigorirà...

O dolore, o dolore! Il tempo si mangia la vita

e l'oscuro Nemico che ci rode il cuore

cresce e si fortifica del sangue che perdiamo.

Se dunque Maltese ci guida verso un repertorio di simboli delimitato e individuabile, e se i simboli aiutano e favoriscono la descrizione degli stati d'animo, ebbene, queste ultime opere del nostro Artista sono le tracce di una società al crepuscolo:una società il cui ultimo esito sono questi "fiori del male", questo viaggio attraverso la marginalità residuale, unica via, forse, per una non facile riconciliazione col nostro tempo e con quella cultura ( umanistica e rinascimentale ) in cui Maltese aveva creduto, approntandovi la sua aspettativa di vita, aspettativa andata quasi totalmente perduta. Ed allora, questa sintesi di motivazione, di scao e di proposizioni che affonda in Baudelaire e in Courbet, che si avvale del peculiare insegnamento di Burri e della disperazione di Beuys; questo percorso così coraggiosamente perseguito dall'Artista, sfidando persino lo scandalo, è, forse, utile a tutti noi. A ricordarci che i dubbi, le volgarità, le allucinazioni e il sangue persino, sono ingredienti ineludibili della vita, della nostra vita: e di ciò, poeticamente reso, dobbiamo essergli grati.

Francesco Gurrieri

Art Diary Critic, 2009

 

CARLO MALTESE FROM BAUDELAIRIAN ANGUISH TO URBAN TWILIGHT

Francesco Gurrieri

This quiet reserved artist has doggedly pursued a unique artistic path, in the company of such acute critical analyses as Lara Vinca Masini's, Gastone Breddo's and, more recently, Lino Centi's (2002). While Masini's earliest and most telling criticism remains central for having identified in Maltese's initial "informal hypothese" a proximity to the language of Nouveau-Réalisme, it is likewise certain that no one has yet penetrated to the radical core of becoming of his poetic vision and to his place in the philosopihic-existential thought at its basis, which is what we shall attempt to define in this survey. Let us go back to his artistic exordium in the 1970's to examine his first interests, which adhered to the idea that there is no philology and no critical activity without a beginning and an end (however provisional). Edward Kienholz (1927-1994), as Lara Vinca Masini pointed out, was the object of his thesis. In the 1970's Kienholz was one of the leading figures, in Los Angeles, of a realism steeped in nightmare ("surrealist tableaux using real furniture and figures, nightmarish in effect...His work calls attention to social abuses and illusions through its shocking, sometimes inappropriately amusing impact", Yale Dictionatry). As we shall see, Maltese will not fail to utilize this powerful stimulus and will enrich it by rationalizing it progressively in its form and content. But how, without actually falling prisoner to it, did Maltese regard Nouveau-Réalisme? We must turn to Pierre Restany, the movement's spokesman and thorizer (the N.R. Manifesto dates from 1960), particulary when he states that itis a "new approach to the perception of reality" (nouvelle approche perceptive du réel). It is no accident that Restany himself was eont to indicate "three families" of Nouveau Réalisme: the monochrome painting of Yves Klein, the lacerated posters of Raymond Hains and Jacques de la Villeglé, and the motion sculptures of Jean Tinguely. It is important to note that shortly afterwards Maltese will work on assembling varied wheel structures and mechanisms, as well as on "Interrupted Narratives" with lacerated feminine undergarments. He retains all of those initial suggestions but gradually transforms them through the selective and associative capacity of his artistic sensibility. Burri's "sacks" will take their place early on, metamorphozed, in Maletese's language, which will also absorb, directly or idirectly, the expressions of Joseph Beuys (1921-1986), an artist who synthesized the transgressive elements inherent in every movement and ideology in his inimitable installations (at Kassel for Dokumenta 1964 and later at the Guggenheim Museum in New York). Just as Beuys was the meatgrinder of contemporary society, offering residue clusters as metaphors of consumerism, so Maltese in his way displays his "quanta" of "violent reality", harsh, full of aggression, blood and violence. But it is here that Maltese engrafts in the end his human, psychological and existential considerations. While he relives certain adolescent experiences, such as having sex in remote urban outskirts near garbage dumps, he progressively transforms his poetic vision through the distillation of his readings. Here in fact we get an anxiety of living (before any conscious literary citation) which echoes Baudelaire. The morbid sexuality, sadism and perverse curiosity of Baudelaire's poetic vision migrate into Maltese's images and gradually take shape in his relief panels and polymateric compositions, which seem to thrive on the waste matter which, while every big city tries to conceal it, abound in its outskirts. It is not a question of "satanism" or the "maudit", as in its literary manifestation, but of the aim of his quest to raise the marginalization and intolerance of the urban dumps to a "poetry of garbage", something that in many parts of the world, expecially near the favelas, but not only there, is on much more intimate terms with humanity than we may think. But perhaps, more than any commentary, the directness of an autobiographical fragment will drive the message home: "One day [Maltese tells us], while I was lookin for the material for a painting, I discovered in some remote place a pair of torn woman's panties and picked it up. I wondered if the woman who had worn it had been victim of a rape. Or maybe it had just been an erotic game. From that moment – the end of the 80's – something changed in my poetic vision: the idea of "tearing" or "laceration" began to loom large in my mind. No longer generic trash as the material for my paintings, but works executed exclusively with stockings, bras, panties, robes...fetish elevated to a work of art? Perhaps, but there is more to it. The idea of violence intrigues me. Since 1990 I have done a series of paintings featuring cane rods (probably phallic symbols) and more or less lacerated female garments. Some of these works are most abstact, such as "Canas con Sangre", while others are more narrative, such as "Aprés l?amour", which describes the loss of interest in the loved one after the end of a relationship. In the assemblage "Summer of '73" the female presence is representes by footprints in the sand. While in "Interruptes Story" the torn red panties in the foreground introduce the theme of violence (it matters little whether from a road accident or a rape), experienced as the interruption of the life of the woman who is the subject of the assemblage". We get a full culmination of this theme, in its by now clear symbolic meaning, in his "Homage to Gustave Courbet, The Origin of the World", where the blood-red panties on a materic background resurge as a metaphor of life. Of course one ca object that we are on the razor's edge and that the "symbolism" risks straying towards a foreign territory that distances it from art. But is it not precisely this that occured to Baudelaire when his poetry became hallucination and the true, sacred dimension of his existence? Henry Peyre spoke of Baudelaire as of an intellectual who "had lived in a continual state of tension between antagonistic positions"; and did not Jean-Paul Sartre, the recognized father of existentialsm, rebuke Baudelaire for "having wallowed in his own misfortune, his own cursedness, by refusing to make choices..."? Maltese has sought and perhaps found his "Fleurs du Mal", his artificial paradises, his forbidden loves, but also his (illusory?) hope of solace from life which he has desperately explored with the scrutny of art. In a passage of Baudelaire's "Fleurs" (L'ennemi) we read:

Et qui sait si les fleurs nouvellas que je reve

Trouveront dans ce sol lavé comme une grève

Le mystique alment qui ferait leur vigueur?

O douleur! O douleur! Le temps mange la vie,

Et l'obscur Ennemi qui nous ronge le coeur

Du sang que nous perdons croit et se fortifie!

 

I throuw fresh seeds out. Who knows what survives?

What elements will give us life and food?

This soil is irrigated by the tides.

Time and nature sluice away our lives.

A virus eats the heart out of our sides,

digs in and multiplies on our lost blood.

-Robert Lowell, from Marthiel & Jackson Matthews, eds., The Flowers of Evil (NY: New Directions, 1963)

 

If Maltese guides us towards a finite, identifiable repertory of symbols, and if these symbols help to describe states of being, then his latest works are the traces of a society at its twilight hour, a society whose last fruits are these "flowers of evil", this journey through residual marginality, the only path left perhaps for a non-facile reconciliation with our time and That Renaissance-humanistic culture which Maltese had believd in, confiding in it his expectations of life, almost totally disappointed. And then this synthesis of motivation, excavation and testimony, which has its roots in Baudelaire and Courbet, and which profits from Burri's singular teachings and Beuy's desperation; this course, which Maltese has so courageously pursued even in the face of scandal, is perhaps useful to us all – to remind us that even doubts, vulgarity, hallucinations and blood are an inevutable part of life, our life. For their poetic rendering we should be grateful.

Francesco Gurrieri Art Diary Critic, 2009

 

 

IDENTITA' E DE/REALTA' IN CARLO MALTESE

Lino Centi – 2002

Nel vasto gruppo di artisti che hanno trascelto come medium la foto, Carlo Maltese si inserisce con una riflessione lucida e coinvolgente intorno alla forma del fotografabile. Analogamente a Pierre & Jilles, egli organizza con cura meticolosa e stringente gli scenari compositivi delle proprie realizzazioni, ma coniugando in modo segnatamente diverso le icone Kitch che imperversano nel subconscio patinato della Modernità, ne illustra la straniante bellezza. Si tratta di delitti perfetti ed estetizzati; rielaborazioni di tracce, indizi, oggetti trovati o recuperati in un qualche dove, che rendono gli assemblaggi perennemente in bilico fra oggettualità muta ed una costante sorgività narrativa. Le dislocazioni, apparentemente casuali, in realtà fanno emergere dettagli lirici cui è demandato il ruolo di soggetti; e che pongono in essere strategie oblique e coerenti per catturare l'attenzione e riproporre sconfinamenti sessuali che si arrestano sulla soglia dell'esplicito e dell'esplicitamente letterale. In Cañas con sangre tutto ciò è estremamente evidente e, per così dire, espresso con grande veemenza. In altri lavori, quali La narrazione interrotta ad Estate del '73, l'insieme narrativo è sostenuto da un gioco di citazioni cadenzato e sospeso. Il clima è quello sregolato ed eccessivo della fine di una stagione, sulla spiaggia dell'Hôtel de Bains il sole si appiattisce sul mare in un tramonto mozzafiato, un'Afrodite invisibile si alza dallo sdraio per un ultimo passeggio indolente sulla battigia: il tutto nella cornice di una sorta erbario che l'artista/coreografo ha pazientemente organizzato e disciplinato con volontà d'alchimista. Sono quasi pièces di un teatro realizzato ai bordi di un serraglio galattico, l'insieme di questi assemblages nei quali il colore ha un valore doppiamente connotativo: fa lievitare momenti di panico e di suspense e ricuce in una architettura intenzionale la relativa acromia fin lì affidata al dispositivo oggettuale. Un progetto a parte è rappresentato dal trittico designato Détournment imparfait (1985-'87). Dove su un fondo arrossato si srotola l'epopea della Abstraction Lirique o se preferiamo di quella noman's-land fatta di ossessioni materiche, screpolature di muri sordidi e desolati, albe infarcite di cirri imponenti ed intuizioni sublimi che è stata la pittura informale da Hartung a De Kooning e da Soulages a Tàpies. Qui si è imposto una sorta di allargamento plastico che percuote la logica tripartita conformandone l'unitarietà compositiva proprio attraverso la frammentazione. Passando attraverso Teoria della Macchina e Colpo d'ala a Kienholz, un secondo trittico segnatamente dissimmetrico (1985-87) richiede attenzione: Il museo immaginario. La sua specificità consiste nella difformità assoluta del repertorio – percorso da un ossessivo richiamo alla tattilità. Si può anche pensare ad un congiunto che ripercorre l'infinita Storia dell'Aggressività: in un sovrapporsi di rifiuti inorganici, anatomie zoomorfe, appartamenti dismessi ed in transito verso la Narrative Art, folgorazioni eccitanti, cavi satellitari inseriti in biblioteche impossibili. In questo campo profughi del Novecento che, simmetricamente agli ultimissimi esiti del lavoro di Carlo, sembra mutuato dalla fotografia anche l'incostanza geometrica delle separazioni rinvia alla dissoluzione di un mondo ed a quel superbo aforisma di Adorno titolato Paysage.

 

IDENTITY AND REALITY IN CARLO MALTESE

Lino Centi – 2002

Within the vast grouo of artists who have chosen photography as a medium, Carlo Maltese emerges with a lucid and stimulating approach to the form of the photographable. Like Pierre & Jilles, he organises the compositional scenarios of his creations with meticolous and consummate care; by conjugating the Kitsch icons which rage within the glossy subcoscious of Modernity in a markedly diverse manner he succeeds in illustrating thier alientaing beuaty. Here wea are dealing with perfect crimes, aestheticised; this is a reworking of clues and traces, of objects found or rediscovered who knows where, so that the assemblages are perennially balanced between mute objectivity and a constant narrative flow. The apparently casual dislocations actually bring out lyrical details which are delegated to the role of subjects, and which bring into being oblique and coherent strategies to attract attention and repropose sexual transgressions which stop just short of the explicit and of the explicitly literal. In Canas con sangre all this is extremly clear and, so to speak, expressed with great vehemence. In other works, such as La narrazione interrotta and Estate del '73, the narrative whole is sustained by a play of cadenced and suspended quotations. The atmosphere exudes a decadent and dissolute end-of-season excess; on the beach of the Hotel de Bains the sun flattens over the sea in a breathtaking sunset, an invisible Aphrodite rises from her sun-bed for a last ondolent stroll along the foreshore. The whole is set within the framework of a sort of herbarium which the artist/choreographer has arranged and disciplined with the patient skill of an alchemist. Taken as a whole these assemblages, where colour has a doubly connotative significance, are almost like pièces in a thetare set up on the borders of a galactic seraglio. They arouse moments of panic and suspense, bringing together within an intentional architecture the relative achromatism esntrusted up till then to the objective dispositio. The triptych designated Détoutnement imparfait (1975) is a quite separate project. Here, unfurling against a flushed background is the epopeia of the Abstraction Lirique or if you prefer of that noman's land made up of material obsessions, the cracking of sordid and desolate walls, dawns packed with imposing clouds and sublime intuitions, which has epitomised informal painting from Hartung to De Koonig and from Soulages to Tapies. Here there emerges a sort of plastic expansion which breaks up the tripartite logic, confirming the compositional unity precisely through its fragmentation. Passing through Teoria della Macchina and Colpo d'ala a Kienholz, a second, and markedly asymmetrical, triptych Il Museo immaginario (1985-87) demands attention. Its specificity consists in the absolute deformity of the repertory pervaded by an obsessive calling on the tactile. We can also think of a conjunction which retraces the infinite History of Aggresseveness, in an overlapping of inorganic refusals, zoomorphic anatomies, abandoned apartmentes in transit towards Narrative Art, dramatic lightning-flashes, and satellite cables inserted in impossible libraries. In this refugee camp of the twentieth century of Carlo's work, seems borrowed from photography even the geometrical inconstancy of the separations harks back to the dissolution of a world an to the superb aphorism of Adorno entitled Paysage.

 

 

DEPERIMENTO E CATARSI DELLA MATERIA IN CARLO MALTESE

Considerata nell'ambito fiorentino, anche rispetto all'attività di molti giovani che, nella città, conducono un discorso di diretto rapporto con lo svolgimento della dialettica artistica nazionale, quella di Carlo maltese è abbastanza singolare. La sua attenzione è sempre stata rivolta ad un settore che non ha, del resto, molta rispondenza neppure fuori di Firenze, in Italia. Oltre le ipotesi informali, egli si è sempre orientato, infatti, verso un tipo di nouveau-réalisme che ha più addentellati con l'estero (la Francia, per esempio), che non con l'Italia. Ed è attraverso il nouveau-réalisme che egli è arrivato ad un'utilizzazione post-pop dell'oggetto residuo, del mondo tecnologico in disfacimento, di quello che rappresenta il "rifiuto" (o il "rigetto") della nostra civiltà consumistica, secondo i termini particolari, dissacratori e insieme drammaticamente esistenziali quali si verificano in America con Kienholz. Non è dunque senza ragione la scelta di Kienholz come tema di tesi, per Maltese, che sta ad indicare la coerenza del suo discorso, secondo un preciso proposito di ricerca che risale alla sua primissima esperienza, quasi di adolescente. Ed è, il suo, un discorso che egli porta avanti sia nelle "operazioni", sia nell'esperienza fotografica, sia nel lavoro grafico-progettuale, in cui il riferimento ad un inevitabile, già scontato "deperire" dell'oggetto, viene ad incrinare la netta, lucida, illusoria perfezione tecnica, ponendosi come critica in atto al concetto tradizionale di "design", come uno dei miti del nostro momento storico.

Lara Vinca Masini - 1973

 

DETERIORATION AND CATHARSIS OF MATTER IN CARLO MALTESE

Carlo Maltese's activity, considered in Florentine background also with regard to the activity of many young people who, in the town, treat an argument of direct connection with the develpment of the national artistic dialectis, il quite singular. His attention was always turned to a sector that, on the other hand, has no great following even outside Florence, in Italy Besides the non-figurative hypotheses, a matter of fact, he always tended to a kind of new realism that has more connection with abroad (France, for esample) than with Italy. And through his new realisme he came to a postpop utilization of the residual object, of the disintegrating tecnological world, of what rapresents the "refusal" (or the "rejection") of our civilization of consumption, according to the particular desecrating and at the same time dramatically existenzial terms, has it happens in America with Kienholz. Well-founded is therefore Kienholz'choice as thesis subject, for Maltese, that indicates the coherence of his argument according to an exact intention of research that goes back to his very first experience nearly as adolescent. And he is developping his argument both in the "operation" and in the photographic experience and in the graphic planning work in which the reference to an unavoidable already expected decay of the object, is undermining the sharp, clear, illusory, technica perfection, by representing a criticism regarding the traditional conception of "design", as one of the myths of our historical time.

Lara Vinca Masini - 1973

 

DICHIARAZIONE

In occasione del Concorso per incarichi e supplenze negli Istituti di Istruzione Artistica, ho il piacere di rilasciare al mio collaboratore Carlo Maltese la presente dichiarazione per metterne in risalto le confermate doti di serietà e di impegno dimostrate in questi quattro anni di volontaria collaborazione non retribuita presso il mio studio. Tengo in particolare a mettere in risalto il contributo che Carlo Maltese mi ha dato come disegnatore e collaboratore ai rilievi diretti e alle indagini condotte sui reparti monumentali ritrovati nelle varie fasi della progettazione della nuova sede della Mostra Mercato dell'Artigianato nell'area storica della Fortezza da Basso a Firenze; nell'allestimento della mostra "Il Futuro della Memoria" organizzata nel 1972 al Castello Malaspina di Massa e nella cura dell'impaginazione del relativo catalogo; nell'allestimento dei pannelli della Seconda Triennale Itinerante di Architettura Contemporanea, promossa dall'I.S.M.E.O (Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente) da me organizzata ed attualmente in corso di svolgimento in vari paesi del Medio e Estremo Oriente (Iran, India e Giappone). Rilascio la presente dichiarazione per segnalare alla Commissione la ottima preparazione tecnica e culturale, la serietà ed il partecipe senso di responsabilità con cui l'interessato porta a favorevole conclusione incarichi non sempre facili attraverso i quali egli si è, a mio avviso, messo in particolare luce non solo come valido design, ma anche come sicura e autentica promessa artistica.

Prof. Ing. Arch. Marco Dezzi Bardeschi

Firenze, 8 giugno 1973

 

Review of Paolo Levi

His "assemblage-accusation" contains recycled objects, such as slips, shoes, bras, socks, that give birth to images with a dramatic communication-effectiveness, facing matters like sexuality and women violence. Moved by a caustic and overwhelming disquiet, Carlo Maltese uses also irony; however, the fascination in his art, basic and outspoken, lies on the compartments-structure, full of styles and shapes that define the limit between what the artist shows and what the artist leaves to intuition. So, his work lets perceptions, feelings and images emerge, spread all over different stages in which sensual and erotic objects appear, by the way objects with a breathtaking visual synthesis. These caskets are opened to an intimate feeling that impresses for its aesthetic strenght and the welding of the elements.